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L’inno alla terra di Celentano 50 anni fa Sanremo stroncò “Il ragazzo della via Gluck”

Cinquant’anni fa al Festival di Sanremo, Adriano Celentano cantò “Il ragazzo della via Gluck”: la canzone fu stroncata dalla giuria sanremese, ma il pubblico ne fece un successo universale. Di fatti un grido d’allarme a difesa della terra, dell’ambiente, delle città,già allora minacciate da “catrame e cemento”.


“TerraNostra” riprende alcuni brani dell’intervista che Celentano ha rilasciato a Dario Cresta-Dina per il quotidiano “la Repubblica”.Dario Cresta-Dina per “la Repubblica


Esattamente cinquant’anni fa, era il 1966, Adriano Celentano si presentò al festival di Sanremo per la seconda volta (la prima risaliva al 1961) con Il ragazzo della via Gluck. Era un testo autobiografico che diventò idealmente il suo patronimico artistico, come se Adriano fosse figlio di quella canzone. In realtà Celentano aveva visto il suo raggio verde molto tempo prima. …
 Avevo i pantaloncini corti tutti sporchi … (ed ero) … Libero di correre sui prati. Di sporcarmi, senza temere nulla, protetto da tutta la famiglia e dai miei amici… Anche loro liberi e felici come me di correre sui prati. Poveri, certo, ma bastava stare insieme e condividere quello che c’era. “Gente tranquilla che lavorava …”.

… Scrissi Il ragazzo della via Gluck anni dopo, ma nel tempo che trascorse non smisi mai di avvertire il pericolo che il mondo stava correndo con la cementificazione selvaggia. Evidentemente era innata in me la coscienza ambientalista, un grido di dolore contro chi stava minacciando la vita e il pianeta stesso. Una vera catastrofe che oggi è la causa principale di molti disastri che, mentendo, chiamano “naturali”! … Questa canzone non è mai stata nostalgica ma una denuncia sociale in un momento in cui nessuno parlava di ecologia e ambiente».


Il Festival la stroncò, ma la canzone prese il volo nelle vendite e fu tradotta in molti paesi. Che spiegazioni si diede allora?
«Non me lo spiego neanche adesso per la verità, ma Sanremo è famosa per “bocciare” ciò che non corrisponde alle liturgie sanremesi. Sono tanti gli esempi che si potrebbero fare: Battisti, Vasco Rossi, Dalla … Il successo del Ragazzo della via Gluck credo sia da ricercare nell’originalità del testo e della musica. Una ballata interpretata da me che venivo dal rock in cui improvvisamente “parlavo” di un problema sociale, in quel momento, sconosciuto ai più. …


Dopo cinquant’anni quella denuncia è ancora attuale?
«L’aria irrespirabile, le alluvioni, gli smottamenti, le case e le scuole che crollano. “Case su case, catrame e cemento…”. E poi Papa Francesco: è la prima volta che un Papa affronta il tema dell’ecologia con grande trasporto e lucidità. Quasi con affetto verso la nostra “casa comune, la Terra” che tutti dovremmo proteggere.
Il “Grido della Terra” è il “grido dei poveri”! Perché alla fine saranno sempre loro a pagare. San Francesco d’Assisi parlando del Creato, parlava di “sorella Terra”, “fratello lupo”, “sorella Luna”… per cercare di farci capire come tutto era collegato. E poi il cambiamento climatico. La questione dell’acqua. La biodiversità erosa. Cosa deve accadere ancora per evitare l’irreparabile? Un vero approccio ecologico diventa sempre più un approccio sociale. Noi stessi siamo terra!
Occorre una conversione ecologica globale. Sin da piccoli nelle scuole va insegnata la necessità della cura che tutti noi siamo chiamati ad avere verso la Terra. Il ragazzo della via Gluck nasce dal mio dolore nel vedere scomparire la bellezza dei paesaggi e del verde. Non per un senso genericamente ecologico ma per la naturale consapevolezza di percepire il disastro del pianeta a cui stiamo andando incontro rovinosamente, se non ci fermeremo. Diversamente il pianeta deciderà per noi». …

 

da Il Sole24ore 16 Febbraio 2016

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